12 Maggio, 2008 21:31
Copyright vs. Community
Inviato da anarcosurr, Categorie [ La Sortie de l'école , L'empire des lumières ][ (3) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Spesso si ritiene che il copyright, nelle incarnazioni con cui siamo abituati a confrontarci, sia parte integrante e fondante della nostra società. In genere si pensa che, senza diritto d'autore, nessuno sarebbe spinto a creare alcunchè di nuovo.
In questo articolo analizzeremo come quello che oggi chiamiamo diritto d'autore sia tutto tranne che una tutela per gli artisti o, più in generale, per i creatori di nuova conoscenza.
Il copyright moderno nacque successivamente all'invenzione della stampa. Prima di questo evento, chiunque poteva copiare un libro semplicemente facendolo di suo pugno. Di fatto il commercio delle opere non esisteva, e quindi non si sentiva il bisogno di legiferare sull'argomento. Un autore veniva pagato per scrivere un'opera, in genere dal potente di turno, ma non vedeva una lira per le copie del suo libro che venivano prodotte dopo la prima stesura.
Con l'avvento della stampa la situazione cambiò radicalmente, in quanto iniziarono a nascere gli editori, che, stampando migliaia di copie dei libri che gli autori scrivevano, iniziarono a creare profitto dalla diffusione di un libro su larga scala. Per assicurarsi di avere sempre nuove uscite con cui allettare il pubblico, gli editori, assieme ai governi, crearono il copyright. Il diritto d'autore, nella sua forma originaria, voleva essere un incentivo per gli autori, che tramite esso, si vedevano corrisposto un compenso per ogni copia dei loro libri che veniva venduta.
L'introduzione dei vincoli sulla copia delle opere letterarie toglieva ai lettori la libertà di effettuare copie dei libri che acquistavano, ma era bilanciata dalla garanzia di avere sempre nuovi libri di qualità e di finanziare gli artisti.
Col passare del tempo, tuttavia, le aziende spostarono il fulcro dei contratti di copyright sempre meno a tutela degli artisti e sempre più a tutela di sè stesse. Quello che doveva essere un diritto temporaneo, che arrivava a scadenza dopo un ragionevole lasso di tempo al fine di favorire nuove opere iniziò a venir prorogato. Emblematico è il caso della Disney, e delle sue pressioni sul governo americano per non veder scadere i diritti su un topo partorito ormai quasi 80 anni fa. Anzichè far fronte allo scadere delle royalty creando nuova arte, si paga il governo per allontanare il giorno in cui si dovrà fare i conti con lo scadere del copyright, e quando questo giorno si avvicinerà di nuovo, lo si posticiperà ancora e ancora. Il sistema ha mostrato chiaramente le sue contraddizioni.
Con l'avanzare della tecnologia, inoltre, è diventato sempre meno costoso diffondere opere d'arte, fino a giungere all'era di internet, in cui copiare un brano musicale non costa nulla ed è quasi immediato. Le aziende avrebbero potuto reagire a questo cambiamento in vari modi. Reagirono restringendo sempre più la libertà degli utenti, arrivando a commercializzare musica riproducibile solo su determinati lettori, o a vendere libri elettronici leggibili da una sola persona e per un numero limitato di volte. A una tale riduzione di libertà, però, non corrispose un adeguato corrispettivo agli autori.
La bilancia tra libertà tolte agli utenti e incentivi per la produzione di nuova arte iniziò a pendere troppo da una parte.
In quest'ottica si colloca il ciclo di conferenze che Richard Stallman sta tenendo in giro per l'Italia in questo periodo. L'inventore del software libero e del progetto GNU ha deciso di estendere la propria attenzione dai programmi per computer a tutti i campi del sapere, esponendo una sua visione di come, nel 2008, il copyright dovrebbe cambiare per restare al passo coi tempi.
Stallman ritiene che le libertà che vengono tolti agli utenti tramite il Digital Rights Management o altri meccanismi simili siano inaccettabili.
Egli ritiene che la diffusione di qualsiasi opera, per fini non commerciali, dovrebbe essere libera.
In particolare, individua tre categorie di opere che vadano coperte dal copyright:
- Tutte quelle opere che siano necessarie per la collettività - Si tratta, ad esempio, dei farmaci, o dei progetti di strade, o la ricetta per produrre energia pulita. Tutti questi prodotti, essendo fondamentali per il progresso e il benessere della società, dovrebbero essere disponibili per tutti, sia a fini di studio che di fruizione. Gli utenti devono essere liberi anche di migliorarle, in quanto da quest'azione trae giovamento tutta l'umanità.
- Opere legate a memorie - Sono tutte le opere "storiche", frutto di testimonianze dirette dell'autore o di inchieste giornalistiche. Per queste opere Stallman propone la libera circolazione non commerciale, ma la possibilità di venderle o di modificarle solo con l'esplicito consenso dell'autore. In questo modo si garantisce a chi produce opere di guadagnare per il proprio lavoro, qualora questo venga distribuito a scopo di lucro. Si garantisce anche che non possano esistere modifiche del lavoro di un autore senza la sua approvazione. In questo modo si vuole preservare l'integrità storica di questo genere di produzioni.
- Opere di "intrattenimeno". Si tratta di tutte le restanti opere letterarie, dai romanzi ai brani musicali. Per queste opere, Stallman propone una riduzione drastica della durata del copyright, intorno ai 10 anni. Pone vincoli simili alle opere del gruppo 2, salvo che, per mantenere l'integrità artistica di un'opera, non ne ammette la modifica fino allo scadere del copyright. Una volta scaduto questo, l'opera sarà completamente di pubblico dominio, e la comunità avrà anche la facoltà di distribuirne proprie versioni modificate.
Resta la domanda su come facciano gli autori a guadagnare se chiunque può distribuire gratuitamente le proprie opere. L'obiezione nasce dalla convinzione, errata secondo Stallman, che chi produce arte guadagni in maniera rilevante dalle opere che vende. Questo, a suo dire, è falso, in quanto, ad esempio, i soldi che derivano dalla vendita dei dischi vengono distribuiti in maniera iniqua in gran parte alle superstar e in minima parte agli autori minori.
Stallman teorizza allora un mezzo informatico in grado, tramite la rete, di trasferire, tramite un clic, un euro all'autore di un brano che ci piace, semplicemente visitando la sua pagina web. Tagliando fuori le case discografiche, la distribuizione ingiusta dei proventi avrebbe fine.
Credo si tratti di riflessioni interessanti, con le quali magari si può non essere totalmente d'accordo, ma che costituiscono una buona base per una discussione critica.
g.
09 Maggio, 2008 16:28
25 aprile
Inviato da anarcosurr, Categorie [ Les fleurs de l'abîme ][ (1) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Le
batteva forte il cuore nell’attenderne il ritorno
dopo due anni
di notizie perse
Avevi cominciato a piangerlo o tenevi ancora
accesa la speranza?
Lei, che ricamava con le sue iniziali
federe e lenzuola
Ancora prima di rivolgergli la parola
Lui,
disperso in Francia
Cammino lento di bosco
Fame, freddo,
paura
A non fidarsi mai di nessuno
Nascosto da partigiani,
puttane e suore
Che con la divisa sei fascista
Che senza la
divisa sei disertore
Ladro, brigante, comunista o contadino
Muori ucciso ed è il tuo destino
Lei, ragazzina con le
trecce
Idee chiare di socialismo
Distingueva bene tra il nero
del male
E il rosso dell’amore, sapeva con chi stare
Lui,
dietro il suo fucile senza un colpo mai sparato
In terra
straniera dove tutto ti è nemico
Pensava a suo padre ucciso
dalla prima guerra disperata
Correva di albero in albero per
tornare da quella madre che lo aspettava
Vivo, ancora intero ma
senza fiato.
I rossi, i neri non erano affare suo
La politica
e i salotti bene sono vezzi
Per chi la storia la scrive
non
la vive.
Per il sangue rosso della ragazza
Per il cuore
nero del vecchio gerarca
La vita del ragazzo non vale un cazzo
Se c’è una guerra da vincere e un nemico da annientare
La
vita è solo una matricola
Lo scotto da pagare
Quel
giorno d’Aprile il cielo era fermo
Guardava gli ultimi fucilati
Le ultime mosse della bestia che spira all’inferno
Su tutti
quei corpi dilaniati
La guerra è finita
Lei, cerca una
notizia, controlla le strade
Ha fiducia ma qualcosa le manca
Se
lui è morto lei non sarà mai più in pace
Lui, ancora
addosso la paura del traditore
S’aggira nel suo paese come uno
straniero
Ogni angolo non gli è sicuro
Al buio è terrore
quando tutto tace
Lei, lo vede con la madre
Il cuore le
ritorna in petto
Il tempo ricomincia dopo cinque anni di
rinuncia.
Mangiano insieme, forse fave
Di la dagli alberi
del bosco
Quel che successe è storia loro
A me resta a ogni
anno il ricordo
Di quando i miei nonni sconfissero il mostro
Chiara
08 Maggio, 2008 08:00
Dalla parte sbagliata
Inviato da anarcosurr, Categorie [ La Sortie de l'école ][ (9) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Dedico un secondo articolo a Vincenzo Guagliardo, basato su alcune idee, non tutte, di Resistenza e suicidio – Appunti politici sulla coscienza.
“Down here it's just winners and losers and don't get caught on the wrong side of that line”, qui ci sono solo vincitori e vinti ed è meglio che non ti fai trovare dalla parte sbagliata. E' la massima di un uomo che non trova lavoro, soffocato dai debiti, in fuga verso dove spera di poter tornare a respirare, cantata da Bruce Springsteen in Atlantic City.
Guagliardo scrive:
Una società ancorata all'ideologia produttivista [...] conosce solo il principio del successo individuale, riservando alla sconfitta i regni dell'oblio e/o della vergogna.
Dalla spietata competizione nel “mondo del lavoro”, alle torture subite e al silenzio che viene imposto alle vittime del sistema carcerario, fino alla patologizzazione della devianza sociale, assistiamo in ogni campo ad un rifiuto ed una rimozione sistematica del perdente, ovvero di chi per scelta o per incapacità non entra a fa parte del sistema “normale”, che altro non è se non il sistema dominante.
Tale sistema è fondato su quello che Guagliardo definisce “rito del capro espiatorio”. Attraverso tale rito il perdente diventa una vittima sacrificale necessaria alla sopravvivenza della società. Vediamo ad esempio come Guagliardo applica la teoria del capro espiatorio alla critica del sistema penale:
Il suo inconfessabile scopo [del sistema penale], mentre afferma di combattere il crimine, è quello di definirlo e quindi crearlo regolamentandolo al fine di cementare moralmente la società al rito del capro espiatorio e di avere una “delinquenza maneggevole” (Focault), che giustifichi il controllo sull'intera popolazione.
Se questo esempio può sembrare eccessivo, non lo sarà pensare al linciaggio mediatico contro i migranti. La percezione della criminalità è intenzionalmente e costantemente distorta a vantaggio dei criminali di maggior caratura attraverso l'adozione a “capro espiatorio” dei piccoli delinquenti quasi sempre stranieri e di cruenti casi di cronaca gonfiati ad arte. Allo stesso tempo è evidente come la sensazione di rischio diffuso generi una virata violenta e reazionaria, non solo a livello politico, ma in profondità nel tessuto sociale. Ma non è tutto. Per Guagliardo la società si raccoglie intorno al rito violento di espiazione. La coesione sociale si crea continuamente, è "cementata", attraverso l'aggressione nei confronti di chi è sentito estraneo alla società stessa. Viene in mente 1984, ma anche Massa e potere di Elias Canetti.
Si ritorna al problema della violenza, che Guagliardo ha già affrontato in Di sconfitta in sconfitta, sostenendo che non fosse possibile l'uso della violenza a scopi diversi da quelli del potere oppressivo. Da cui derivava la necessità per un movimento autenticamente rivoluzionario di adottare metodi non violenti. Chi pratica un comportamento violento sottomette le proprie responsabilità allo scopo che intende raggiungere. Al contrario la forma base dell'azione non-violenta consiste nell'obiezione di coscienza in quanto essa non ammette questa sottomissione.
Allo stesso modo chi acconsente, anche solo evitando di opporsi, ad un sistema basato sulla violenza accusa e aggredisce chi non può o non vuole farne parte. In questo modo dunque Guagliardo giunge ad individuare nel consenso prima ancora che nella violenza l'elemento generatore dell'oppressione.
Il potere non nasce dalla violenza, ma dal consenso, più precisamente dalla servitù volontaria.
L'obbiettore, ovvero il rivoluzionario non violento, è dunque innanzitutto colui che nega il suo consenso ponendosi al di fuori della massa dei "vincitori" e di chi si ritiene nel giusto solo perché accetta un sistema condiviso. Ma proprio per questo il rivoluzionario si troverà ad essere uno sconfitto, un emarginato e perfino un anormale, perché tale è effettivamente secondo le coordinate del sistema che vuole combattere.
Spesso però pur di partecipare in qualche modo alla vita politica o sociale così come essa è strutturata si è tentati da una soluzione più facile e “si cambia causa quasi senza rendersene conto”. Così, agli sconfitti continua a venire negata la voce, e anche la validità delle idee è giudicata in base al loro successo sociale o economico.
CRC
Vincenzo Guagliardo, Resistenza e suicidio. Appunti politici sulla coscienza, Edizioni Colibrì, Torino 2005
07 Maggio, 2008 04:15
[sono 5 mesi che non guardo la tv]
Inviato da anarcosurr, Categorie [ Les fleurs de l'abîme ][ (1) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
sono 5 mesi che non guardo la tv
oggi
ho visto un telegiornale
era l'ora del telegiornale
la scritta
diceva telegiornale
ma non mi sembrava un telegiornale
token
06 Maggio, 2008 02:57
[ho incontrato due occhi]
Inviato da anarcosurr, Categorie [ Les fleurs de l'abîme ][ (1) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
ho incontrato due occhi
ci siamo
baciati con l'aiuto di bacco
il giorno dopo gli occhi non mi
guardavano
poi bacco ci ha visti e di nuovo ci siamo sfiorati
finché la notte non
diventava giorno
cosi per 3 volte
ora
non mi vogliono più
per qualche istante credevo di essere felice
token
05 Maggio, 2008 03:30
[dormo male]
Inviato da anarcosurr, Categorie [ Les fleurs de l'abîme ][ (3) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
dormo male
dormo male perché sogno,
non ci sono abituato
di solito il mio sonno viene mormorato dagli
incubi
ora sono due giorni che sogno e non dormo
non è normale
non saper sognare quando si dorme
token
04 Maggio, 2008 09:42
Io l'ICI la voglio pagare!
Inviato da anarcosurr, Categorie [ La Chambre d'écoute ][ (4) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Per ora butto giù due righe giusto per proporre un'idea e aprire la conversazione. Capisco che molti di noi del blog non hanno una casa propria e magari la scelta non dipende da loro, ma se ne può parlare...
Finché sono promesse o propaganda, hanno l'effetto che hanno, purtroppo, ma non mi toccano - per me restano chiuse nel televisore. Come un film horror. Ora che ha vinto però si deve affrontare la situazione in modo più concreto.
Un problema tra gli altri è cosa fare dei soldi dell'ICI che, fermo restando, non dovremo pagare. Ci compro tutti i dischi di Max Roach? Sì... magari è un contributo al pensiero critico, ma proprio non mi va giù. Non voglio tenere per me questi soldi.
Penso invece che si debba fare qualcosa di diverso. Chiedo anche la vostra opinione. Certo devono essere utilizzati a favore della comunità, in senso esteso. Con buone idee anche pochi soldi magari bastano.
Vediamo cosa succede, a me sembra una buona idea... scriverò come commento quello che mi viene in mente.
CRC





LifeType