08 Maggio, 2008 08:00
Dalla parte sbagliata
Inviato da anarcosurr, Categorie [ La Sortie de l'école ][ (9) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Dedico un secondo articolo a Vincenzo Guagliardo, basato su alcune idee, non tutte, di Resistenza e suicidio – Appunti politici sulla coscienza.
“Down here it's just winners and losers and don't get caught on the wrong side of that line”, qui ci sono solo vincitori e vinti ed è meglio che non ti fai trovare dalla parte sbagliata. E' la massima di un uomo che non trova lavoro, soffocato dai debiti, in fuga verso dove spera di poter tornare a respirare, cantata da Bruce Springsteen in Atlantic City.
Guagliardo scrive:
Una società ancorata all'ideologia produttivista [...] conosce solo il principio del successo individuale, riservando alla sconfitta i regni dell'oblio e/o della vergogna.
Dalla spietata competizione nel “mondo del lavoro”, alle torture subite e al silenzio che viene imposto alle vittime del sistema carcerario, fino alla patologizzazione della devianza sociale, assistiamo in ogni campo ad un rifiuto ed una rimozione sistematica del perdente, ovvero di chi per scelta o per incapacità non entra a fa parte del sistema “normale”, che altro non è se non il sistema dominante.
Tale sistema è fondato su quello che Guagliardo definisce “rito del capro espiatorio”. Attraverso tale rito il perdente diventa una vittima sacrificale necessaria alla sopravvivenza della società. Vediamo ad esempio come Guagliardo applica la teoria del capro espiatorio alla critica del sistema penale:
Il suo inconfessabile scopo [del sistema penale], mentre afferma di combattere il crimine, è quello di definirlo e quindi crearlo regolamentandolo al fine di cementare moralmente la società al rito del capro espiatorio e di avere una “delinquenza maneggevole” (Focault), che giustifichi il controllo sull'intera popolazione.
Se questo esempio può sembrare eccessivo, non lo sarà pensare al linciaggio mediatico contro i migranti. La percezione della criminalità è intenzionalmente e costantemente distorta a vantaggio dei criminali di maggior caratura attraverso l'adozione a “capro espiatorio” dei piccoli delinquenti quasi sempre stranieri e di cruenti casi di cronaca gonfiati ad arte. Allo stesso tempo è evidente come la sensazione di rischio diffuso generi una virata violenta e reazionaria, non solo a livello politico, ma in profondità nel tessuto sociale. Ma non è tutto. Per Guagliardo la società si raccoglie intorno al rito violento di espiazione. La coesione sociale si crea continuamente, è "cementata", attraverso l'aggressione nei confronti di chi è sentito estraneo alla società stessa. Viene in mente 1984, ma anche Massa e potere di Elias Canetti.
Si ritorna al problema della violenza, che Guagliardo ha già affrontato in Di sconfitta in sconfitta, sostenendo che non fosse possibile l'uso della violenza a scopi diversi da quelli del potere oppressivo. Da cui derivava la necessità per un movimento autenticamente rivoluzionario di adottare metodi non violenti. Chi pratica un comportamento violento sottomette le proprie responsabilità allo scopo che intende raggiungere. Al contrario la forma base dell'azione non-violenta consiste nell'obiezione di coscienza in quanto essa non ammette questa sottomissione.
Allo stesso modo chi acconsente, anche solo evitando di opporsi, ad un sistema basato sulla violenza accusa e aggredisce chi non può o non vuole farne parte. In questo modo dunque Guagliardo giunge ad individuare nel consenso prima ancora che nella violenza l'elemento generatore dell'oppressione.
Il potere non nasce dalla violenza, ma dal consenso, più precisamente dalla servitù volontaria.
L'obbiettore, ovvero il rivoluzionario non violento, è dunque innanzitutto colui che nega il suo consenso ponendosi al di fuori della massa dei "vincitori" e di chi si ritiene nel giusto solo perché accetta un sistema condiviso. Ma proprio per questo il rivoluzionario si troverà ad essere uno sconfitto, un emarginato e perfino un anormale, perché tale è effettivamente secondo le coordinate del sistema che vuole combattere.
Spesso però pur di partecipare in qualche modo alla vita politica o sociale così come essa è strutturata si è tentati da una soluzione più facile e “si cambia causa quasi senza rendersene conto”. Così, agli sconfitti continua a venire negata la voce, e anche la validità delle idee è giudicata in base al loro successo sociale o economico.
CRC
Vincenzo Guagliardo, Resistenza e suicidio. Appunti politici sulla coscienza, Edizioni Colibrì, Torino 2005





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