09 Maggio, 2008 16:28
25 aprile
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Le
batteva forte il cuore nell’attenderne il ritorno
dopo due anni
di notizie perse
Avevi cominciato a piangerlo o tenevi ancora
accesa la speranza?
Lei, che ricamava con le sue iniziali
federe e lenzuola
Ancora prima di rivolgergli la parola
Lui,
disperso in Francia
Cammino lento di bosco
Fame, freddo,
paura
A non fidarsi mai di nessuno
Nascosto da partigiani,
puttane e suore
Che con la divisa sei fascista
Che senza la
divisa sei disertore
Ladro, brigante, comunista o contadino
Muori ucciso ed è il tuo destino
Lei, ragazzina con le
trecce
Idee chiare di socialismo
Distingueva bene tra il nero
del male
E il rosso dell’amore, sapeva con chi stare
Lui,
dietro il suo fucile senza un colpo mai sparato
In terra
straniera dove tutto ti è nemico
Pensava a suo padre ucciso
dalla prima guerra disperata
Correva di albero in albero per
tornare da quella madre che lo aspettava
Vivo, ancora intero ma
senza fiato.
I rossi, i neri non erano affare suo
La politica
e i salotti bene sono vezzi
Per chi la storia la scrive
non
la vive.
Per il sangue rosso della ragazza
Per il cuore
nero del vecchio gerarca
La vita del ragazzo non vale un cazzo
Se c’è una guerra da vincere e un nemico da annientare
La
vita è solo una matricola
Lo scotto da pagare
Quel
giorno d’Aprile il cielo era fermo
Guardava gli ultimi fucilati
Le ultime mosse della bestia che spira all’inferno
Su tutti
quei corpi dilaniati
La guerra è finita
Lei, cerca una
notizia, controlla le strade
Ha fiducia ma qualcosa le manca
Se
lui è morto lei non sarà mai più in pace
Lui, ancora
addosso la paura del traditore
S’aggira nel suo paese come uno
straniero
Ogni angolo non gli è sicuro
Al buio è terrore
quando tutto tace
Lei, lo vede con la madre
Il cuore le
ritorna in petto
Il tempo ricomincia dopo cinque anni di
rinuncia.
Mangiano insieme, forse fave
Di la dagli alberi
del bosco
Quel che successe è storia loro
A me resta a ogni
anno il ricordo
Di quando i miei nonni sconfissero il mostro
Chiara
07 Maggio, 2008 04:15
[sono 5 mesi che non guardo la tv]
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sono 5 mesi che non guardo la tv
oggi
ho visto un telegiornale
era l'ora del telegiornale
la scritta
diceva telegiornale
ma non mi sembrava un telegiornale
token
06 Maggio, 2008 02:57
[ho incontrato due occhi]
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ho incontrato due occhi
ci siamo
baciati con l'aiuto di bacco
il giorno dopo gli occhi non mi
guardavano
poi bacco ci ha visti e di nuovo ci siamo sfiorati
finché la notte non
diventava giorno
cosi per 3 volte
ora
non mi vogliono più
per qualche istante credevo di essere felice
token
05 Maggio, 2008 03:30
[dormo male]
Inviato da anarcosurr, Categorie [ Les fleurs de l'abîme ][ (3) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
dormo male
dormo male perché sogno,
non ci sono abituato
di solito il mio sonno viene mormorato dagli
incubi
ora sono due giorni che sogno e non dormo
non è normale
non saper sognare quando si dorme
token
28 Aprile, 2008 09:51
Birra
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Primo sorso. Un gusto forte. Cerchi di seguire gli effluvi che fanno la loro comparsa scomparendo un attimo dopo per far spazio a un altro sapore, che a sua volta svanisce.
Secondo sorso. I caratteri effimeri si affievoliscono sempre più rapidamente, il gusto prende corpo, sempre più pieno. Ti sembra di riconoscere i sapori che altri hanno individuato per te, quelli che erano scritti nella descrizione sul menu.
Terzo sorso. Ogni sorsata è un piacere. Ora nulla stona più, riconosci distintamente che ciò che prima non sapevi decifrare è effettivamente aroma di caffè tostato, che si sentono erbe secche nell'abbocco. Che quello che ti resta in bocca è sapore di lievito, che un tempo ha creato questo capolavoro, ma ora giace inerme.
Quarto sorso. Quinto sorso. Sesto sorso...
Ultimo sorso. Vuoti il boccale. La soddisfazione è totale. Nell'assaporarlo, ti pare di scorgere un sapore nuovo, mai sentito prima, stonato... anche lui sparisce. Ultima traccia ne è la schiuma che ti rimane sui baffi. Ma il dorso della mano è rapido a rimuoverla.
g.
26 Aprile, 2008 11:08
...gode!
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24 Aprile, 2008 15:09
(alici nel paese delle meraviglie)
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Andavano al mercato, lui e la mamma in un mantello giallo e appiccicoso. Era freddo e stava per mettersi a piovere. La mamma aveva quel sacco con le ruote, se lo tirava dietro e faceva un rumore strano e allegro saltellando tra le buche. C'era una signora con la faccia come di terra spaccata che gli parlava, ma lui ancora non sapeva quello che dicesse. E dei bambini che piangevano, più grandi di lui. Ma sapeva che i bambini piangono per niente.
La gente portava un sacco e chi due, e dovevano essere pesantissimi visto come faticavano a sollevarli da terra. C’erano troppi odori nell’aria e non si riuscivano a distinguere. Uno ricordava l’odore del pozzo, poi passando davanti ad un negozio un altro odore gli faceva venire in mente la vernice delle baracche del suo villaggio, ma più forti c’erano odori di cibo, di frutta, di carne. Il mercato era come guardare un nido di formiche colorate. Un uomo chiamava le Anciue! Belle freschesignore Aanciue!, come se chiamasse chissà quali spiriti nascosti. E intanto si avvicinavano affrettando il passo perché cadevano le prime gocce. Quando l'uomo apparve era basso, coi baffi e agitava le braccia sopra i pesci più grossi e strani che si possano immaginare e mucchi scintillanti di minuscoli pesci argentei e mostri poi, flosci e informi, o duri, rosa, indescrivibili. E intorno altri nascondigli: c’erano tavoli e tavoli di frutta, montagne di ortaggi verdi e viola e arancio e intere carcasse appese dietro le vetrine e negozi, negozi e tavoli li avevano stretti tutto intorno. Tutti prendevano quello che volevano. Per un attimo aveva dimenticato tutto, nella pioggia – e la sua mamma gialla che sorridendo gli diceva: tu da qui non te ne andrai.
CRC
24 Aprile, 2008 09:47
Burqa
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Come fai a guardare il mondo da dietro quel velo
donna?
credo sia sempre nero
il cielo
da dietro il velo
donna.
non si respira con quel coso addosso
che non ci sono parole a descriverlo degnamente
non si può.
una ragazza alla biblioteca di Alessandria mi tocca i capelli
la guardo e mi impaccia perché non posso vederla
ha il Burqa
la lascio fare
le chiedo se è libera o obbligata
lei alza il drappo, mi punta gli occhi addosso, neri
e risponde:
Sono afgana
Chiara
24 Aprile, 2008 09:46
Senza titolo
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Mentre entravo nell’appartamento vuoto con te
Ho guardato subito l’altezza delle porte
Mentre ti sentivo parlare di spese condominiali e bagni da rifare
Ho guardato subito se c’era una seconda camera da letto
Mentre ci guardavi con l’aria professionale dell’agente immobiliare
Pensavo a noi in quella casa.
Mi vedevo signora con le buste della spesa e i figli da prendere a scuola
Mi sentivo libera.
Mi pensavo signora borghese con figli e marito
Sono rabbrividita
Ho cercato fin’ora di passare alla storia
Fare qualcosa di grande, restare in memoria
Ora mi chiedo per chi? Per che cosa?
Mentre mi vedevo prepararti la cena
Il mondo è diventato perfetto
Mentre mi vedevo vestire nostro figlio
Mi sentivo serena
Ho cercato fin’ora di passare alla storia
Oggi a essere tua
Ci metterei la firma
Chiara
20 Aprile, 2008 19:33
(Im)probabile sogno
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(Im) probabile sogno
Nuotavo in uno specchio
come fossi argento strano
liquefatto da uno scherzo
o da una stanca mano:
richiesta d’aiuto
per un domani vecchio
con la consapevolezza
di non arrivar lontano.
Jack Conti
"(Im)probabile sogno" è una fantasia basata su scampoli di sogno, un modo per giocare con la parole.
20 Aprile, 2008 19:26
Quasi come un haiku
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Quasi come un haiku
Intuendo
una luce
mi spengo.
Jack Conti
"Quasi come un haiku" è una parodia dell'haiku come
moda importata e maldigerita: tre parole disposte "artisticamente" con una
conclusione beffarda.
20 Aprile, 2008 16:56
a poem
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The pennycandistore beyond the El
Is where I first
fell in love
with unreality
Jellybeans glowed in the semi-gloom
of that september afternoon
A cat upon the counter moved among
The licorice sticks
And tootsie rolls
and Oh Boy Gum
Outside the leaves were falling as they died
A wind had blown away the sun
A girl ran in
Her hair was rainy
Her breasts were breathless in the little room
Outside the leaves were falling
and they cried
Too soon! too soon!
LAWRENCE FERLINGHETTI
NINA





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