06 Gennaio, 2009 13:19
Il libro delle facce
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Gli amici meritano un discorso a parte. Mi considero una persona abbastanza socievole, ma, a contarli a uno a uno, fatico ad arrivare a 30 amici... e qui c'è gente che ne ha centinaia... è cambiato il significato di amicizia? Beh, il gioco perverso sta anche in questo. Più il network spinge a fare amicizia, più le informazioni utili per chi lo controlla si propagheranno, e raggiungeranno un pubblico più vasto. Non destinatari casuali, come nel caso dello spam (dilettanti!), ma un uditorio rigorosamente selezionato per provenienza, livello culturale ed età. E poco importa se quello che ti ha appena chiesto amicizia non ti saluta nemmeno quando ti vede ed è anche fascista, avere più amici ti rende più popolare...
Purtroppo, a stare lontani da questi meccanismi sono sempre meno persone, e farsi fagocitare è sempre più semplice. Noi, per ora, resistiamo.
05 Gennaio, 2009 10:24
Raid Gaza: the game
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Mentre a Gaza la gente continua a morire, e c'è chi si diverte a giocare con le filastrocche natalizie, un nuovo gioco arriva in rete a scuotere gli animi:
Si tratta di uno dei giochini in flash che ci hanno abituato a vivere in modo critico i momenti di svago. Sì, lo so che flash è proprietario e andrebbe evitato come la peste, ma tant'è...
Il giochino in sè non è un granchè, si impersona l'esercito israeliano che deve distruggere Gaza. Nella miglior tradizione dei giochi di strategia per le masse, bisogna costruire una base militare in cui ogni edificio ha una funzione, e poi costruire carri armati, fanti e aerei. L'obiettivo, manco a dirlo, è uccidere il maggior numero di palestinesi rispetto agli israeliani morti. I pericolosissimi palestinesi, infatti, lanciano, di tanto in tanto, razzi a caso, che potrebbero, ma anche no, colpire un unità israeliana. Gli israeliani, invece, colpiscono sempre. Se si colpisce un ospedale, si guadagnano punti bonus.
Ho fatto una partita, e sono riuscito a uccidere 15 palestinesi per ogni israeliano perso. Alla fine, però, il democraticissimo Olmert mi informa che, nel 2007, le offensive israeliane causarono 25 vittime palestinesi per ogni vittima dell'altra fazione.
Questa volta, tristemente, la finzione non è riuscita a superare la realtà.
g.
05 Novembre, 2008 11:52
I canarini non hanno paura!
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Mi è semblato di vedere un fascio... sì, sì, era proprio un fascio!
Passi lo squadrismo, la violenza, l'ignoranza, la sponda criminale delle istituzioni, dell'Utri, passino anche le strumentalizzazioni, l'idiozia... ma i canarini! Vergogna! Fate piangere amaro i vostri gerarchi, all'idea che quel che resta dei loro fedeli si abbassi a fare ritorsioni sugli uccelli domestici.
A noi ci fate ridere.
E ai canarini non fate paura.
23 Ottobre, 2008 10:37
Polizia in università. Non cediamo alle provocazioni.
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Il governo vuole spostare la protesta di questi giorni su un piano che giustifichi la repressione, spingendo il movimento a risoluzioni più violente, facilmente manipolabili dai media e che lo allontanerebbero dai docenti e dalla popolazione. E' il solito trucco, vediamo di non cascarci. Cerchiamo di non contribuire a soffocare le nostre stesse iniziative - è già abbastanza difficile così e dovremmo cercare di resistere per molto tempo. Continuiamo le lezioni in piazza, continuiamo a fare informazione diretta, a parlare con le persone, teniamo vive la gioia e l'intelligenza che si sono viste in questi giorni. Su queste cose la polizia non ha alcun potere.
22 Ottobre, 2008 13:30
Antologia Americana 2
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Quartiere tranquillo, casette a uno o due piani, la vicina porta fuori il cane. Qui nessuno sa guidare. A ogni incrocio, ci sono 4 stop, e i suv si fermano, e dai vetri scuri puoi scorgere lo sguardo terrorizzato di chi non sa cosa fare, e per paura si ferma e ti lascia passare, pedone, ciclista o chiunque tu sia. Mi domando cosa succede quando al posto mio c'è un altro nelle medesime condizioni di questo autista. Poco più in là ogni mattina un vecchio fa l'alzabandiera, forse in silenzio, forse recitando il saluto che ti obbligano a ripetere ogni mattina a scuola.
Ecco la casa di un piccolo politico locale, faccia pulita, sorriso smagliante, da venditore di auto usate, probabilmente qualche scheletro nell'armadio. Ma questa mattina c'è qualcosa di diverso: Il giardino è recintato da nastro giallo, di quello che la polizia usa per delimitare le zone teatro di un'indagine. Sul prato, decine di lapidi. Mi avvicino, pensando a un gesto di dissenso, a una dimostrazione anarchica, messa lì per far sapere a me, e a chiunque passi, quanti morti ha sulla coscienza quest'uomo. Ma dalle lapidi escono scheletri, e sorridono.Halloween è tra 10 giorni.
16 Ottobre, 2008 08:14
Antologia americana 1
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Sera, il campus è quasi deserto. Io vado in giro rin parte iflettendo sui profondi significati dell'ultimo film di Werner Herzog e in parte immerso in una molto più prosaica ricerca di un posto che si degni di servirmi da mangiare dopo le 9 di sera (Mc Donald's e affini a parte) e sento una voce che mi chama. Lei, tipica ragazza da college, vestitino succinto in barba al freddo, sguardo penetrante, lui, capelli al vento e skateboard. - Excuse me, can we ask you a random question? - ok, dico io - how do you call a person who studies weather? - Meteorologist - Lui mi guarda col suo sguardo spento (congenito o a causa del fumo - non mi è dato saperlo) - Ah ah i thought a meteorologist studied the meteros... - e se ne vanno.
Quello che vedete nei film dei college americani è tutto vero.
15 Ottobre, 2008 21:14
Scacco al cittadino
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Brunetta attacca il diritto di sciopero. Se le sue proposte vengono approvate, tanto meglio, ma non credo che sia questo il suo obbiettivo. Le spara così grosse che sa che non saranno approvate, ma tuttavia avranno comunque l'effetto di catalizzare il dibattito: si potrà sempre parlare delle sue assurde proposte e in generale del diritto di sciopero invece che delle cause e delle rivendicazioni dello sciopero stesso. Quando poi lo sciopero si farà, sarà costato il doppio delle energie e già saremo contenti di essere riusciti a farlo, e sarà più difficile portare avanti la lotta.
Il punto è come mai Brunetta si può permettere questa pericolosa pagliacciata. Le sue proposte hanno presa perché in fondo molta gente è contro lo sciopero, quindi non sente come un plateale attacco alla democrazia la sua cancellazione. E questo accade io credo perché molta gente non ha mai partecipato ad uno sciopero, vuoi in senso stretto perché non ne ha mai avuto bisogno, vuoi in senso lato perché non ha avuto la cultura di capire che ogni sciopero in ogni settore riguarda tutti i cittadini. Chi ha bisogno di scioperare e chi riconosce che ne abbiamo bisogno tutti sono dunque una minoranza, che può essere attaccata e vinta con gli strumenti della democrazia. Come se non bastasse, e non basta perché per fortuna la nostra democrazia ha ancora qualche radice nel suo passato comunista e partigiano, la destra di Berlusconi gioca indisturbata le sue carte davanti ai volti assenti della sinistra e dietro ai culi dei sindacati.
CRC
05 Ottobre, 2008 20:08
Sanità - parliamo arabo?
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03 Settembre, 2008 09:09
Sunday afternoon
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Ma qui nessuno ci fa caso, nessuno lancia guerre alle multinazionali, se le compagnie petrolifere sono cattive è perchè il prezzo della benzina è troppo alto, se mi compro l'auto ibrida è perchè la benzina costa troppo, con buona pace del riscaldamento globale. Tempo fa era stata tracciata una linea in città, a demarcare quali villette si sarebbero salvate e quali sarebbero state sommerse dall'innalzamento del livello dell'oceano a seguito dello scioglimento dei ghiacci polari... ma ora è stata cancellata, qualcuno si sarebbe potuto allarmare...
Tra uno starbucks e l'altro, ce ne sarà uno ogni cento metri, decine di homeless chiedono l'elemosina. Sono tutti americani tutti bianchi, in maggioranza hanno superato la cinquantina. In un paese in cui lo stato sociale non esiste, non passa neanche per la testa di aiutarli concretamente... il passante di turno allunga "one buck", un dollaro, avanzato dall'acquisto di un panino grondante colesterolo, come premio per un'esibizione musicale... poco più avanti un altro senzatetto, cartello di cartone con chitarra sbarrata e scritta "sorry, no talent". Nessuno straniero a chiedere l'elemosina, qui per entrare uno deve avere un permesso di lavoro, la povertà pare riservata a chi ha la cittadinanza. Mi domando se sia un'eccezione, questa della "American Riviera", o se sia così in tutto il paese. E c'è ancora chi, per ringraziare il proprio paese del trattamento, erige sculture di sabbia raffiguranti marines sulla spiaggia.
Sto seduto su una panchina, in una strada in finto stile coloniale spagnolo, un hot dog nella mano, un bicchiere nell'altra. Non sono riuscito a dire di no agli occhioni neri della cassiera, che non concepiva il fatto che potessi rifiutare una bevanda gratis.
Parafrasando Godard: siamo figli di Marx e della Coca Cola.
05 Luglio, 2008 16:27
Primas
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Dopo la sconfitta con l’Olanda, Gianluigi Buffon, portiere della nazionale italiana, ha chiesto scusa agli italiani per la prestazione deludente. Il C.T. della Francia Raymond Domenech ha fatto la stessa cosa dopo l’eliminazione da parte dell’Italia. De Rossi, che ha sbagliato un rigore decisivo nei quarti di finale contro la Spagna, ha chiesto anche lui scusa agli italiani per l’errore.
Questo fatto, come pochi altri è sintomatico di quello che rappresenta il calcio oggi. Siamo ormai abituati al fatto che, se gioca la nazionale in tornei ufficiali ( cioè fra mondiali e europei ogni due anni ), la sera della partita succedono cose straordinarie: se si va nei vicoli genovesi si può capire passo per passo come procede l’incontro in qualunque momento e luogo, giacché è difficile che nello spazio uditivo di una persona non vi sia neanche un cittadino che guarda la partita ( e di solito comunque la partita la si guarda in gruppo: essa è un fatto collettivo ). Siamo abituati a questo e a altro: e da questa abitudine ha origine l’odio, che prende le forme dello snobismo, di tanta gente che vuole male alla nazionale di calcio italiana, considerando il calcio il panem et circenses della società moderna; uno strumento del potere insomma.
E con ragione: gli italiani discutono del modulo mentre il presidente del consiglio fa leggi discutibili sui processi che lo riguardano e sull’uso di intercettazioni nelle indagini; e queste leggi sono discusse meno perché si discute più di Donadoni e Cassano, evidentemente.
Forse però non eravamo abituati alle scuse agli italiani.
Difatti, chiedere scusa pubblicamente a qualcuno può implicare, in generale, due cose: o l’aver fatto del male involontariamente a qualcuno ( nella teoria se hai fatto del male volontariamente non chiedi scusa, la tua è stata una scelta e si presume che tu abbia fatto questa scelta consapevolmente, per cui non sei pentito ); oppure si chiede scusa perché si ha tradito la fiducia di qualcuno: poiché è indubbio che Buffon o Domenech non si sentano responsabili di aver commesso qualche un qualche male “agli italiani”, allora le loro scuse si possono interpretare nel senso che pensano di aver tradito la fiducia degli italiani.
Ora, a parte il fatto che “la fiducia degli italiani” è frase che ha pronunciato qualunque uomo eletto “dagli italiani”, si può dire che in effetti in nessun luogo nessuno ha mai espresso attraverso un atto pubblico la fiducia degli italiani verso la nazionale di calcio: e ciò anche se è evidente che un’iniziativa del genere andrebbe incontro ad un grande successo.
Il fatto è che in teoria le “scuse agli italiani” le fa chi ha tradito una fiducia espressa da gli italiani e in teoria una fiducia di questo tipo rientra nell’ambito politico e solo in quello. Le scuse agli italiani le fa il politico corrotto: gli italiani avevano fiducia in lui perché amministrasse bene la cosa pubblica e se il bene è opinabile ( c’è parecchia gente che continua a considerare, per esempio, buona la dittatura fascista ) non lo è l’onestà: Craxi ripeté più volte di aver rubato non per sé ma per il partito ( considerando evidentemente questa una buona ragione ), ma anche se parecchi sottoscriverebbero questo ragionamento, è evidente che in ogni caso la “fiducia degli italiani” era stata tradita.
Corruzione a parte, furono richieste scuse agli italiani quando, nel 1878 i diplomatici italiani alla Conferenza di –Berlino tornarono da quella conferenza senza nessun acquisto coloniale ( l’obiettivo minimo era la l’acquisto della Tunisia, così come per la nazionale italiana era l’accesso alle semifinali ) e con le “mani nette” , espressione con cui il fatto passò alla storia.
In quel caso l’ala nazionalista si fece portavoce unico della “volontà nazionale”, e pretese le scuse agli italiani ( e in seguito l’allora primo ministro Benedetto Cairoli si dimise ): oggi chi fa il portavoce unico della “volontà nazionale” è la nazionale di calcio, e se fallisce, chiede scusa agli italiani ( e in effetti Donadoni è stato rimosso dal suo ruolo ).
Così, se per esempio un ministro, membro dell’esecutivo eletto dagli italiani, e quindi con un chiaro mandato di fiducia degli stessi, viene inquisito per questioni di corruzione, l’intera Camera dei Deputati lo applaude; ma il capitano della Nazionale di Calcio, se ha perso una partita, si sente in dovere di chiedere scusa “agli italiani”.
Ne si deduce che il mandato morale del “popolo italiano” verso gli “azzurri” è incomparabilmente più forte di quello politico, effettuato tramite elezioni, che il “popolo italiano” trasmette al governo.
Così, se è certo che nessun uomo politico italiano ha mai fatto delle scuse “agli italiani”, lo ha fatto Buffon per una partita persa: e il bello è che è stata quella di Buffon una cosa dovuta, la gente quasi se lo aspettava.
Mentre non so quanti italiani si siano mai aspettati delle scuse - per fare solo un esempio – da Cossiga per aver fatto parte della GLADIO; eppure era il Presidente della Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni che confessava di aver agito contro la legge.
Stefano
04 Luglio, 2008 14:34
Prestigio del terrore
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Parafrasando le belle parole di Mario Lippolis: tutto è già stato detto, ma nessuno ha ascoltato.
Per questo insisto a scrivere appunti come questi su libri inconsueti. Ed è anche grazie a Giancarlo, capace di far uscire dal vasto cappello delle sue amicizie e della sua esperienza idee ribelli una dietro all'altra.
Detto questo, un anno fa usciva l'edizione italiana a cura di Mario Lippolis di Prestige de la Terreur, una raccolta di saggi di Georges Henein pubblicata per la prima volta al Cairo il 17 agosto del '45.
Ma chi è Georges Henein? Uno che è stato scambiato per un omonimo di se stesso da un giornalista norvegese. Un poeta, un surrealista e un rivoluzionario. Nel 1937 ha fondato al Cairo dove era nato il gruppo Arte e libertà, dal 1939 aderì al FIARI di Breton e Trockij, dopo la guerra, prima coordinò i movimenti surrealisti di svariati paesi e allontanatosi poi dal movimento, ha scritto come giornalista esperto di questioni del terzo mondo. E' morto nel 1973 a Parigi.
Per l'essere civilizzato vi è qualcosa di peggio della sua perdita di potere sugli organismi che lo rappresentano e agiscono in suo nome. E' la rassegnazione a questa perdita. Rassegnazione di cui ci avvertono segni innumerevoli e flagranti. Rassegnazione che – in guerra come in pace – noi riconosciamo in base all'atteggiamento standard di persone dotate, colte e portate all'azione – e tuttavia immerse nel giulebbe della loro disfatta. Questa rassegnazione sta in quattro parole: “In mancanza di meglio...”
Se si aderisce al Partito comunista (o a qualsiasi altro...) senza avere la minima garanzia della sua politica presente e futura, è “in mancanza di meglio...” [...] Se si vota per un candidato il cui aspetto politico vi ripugna e la cui fermezza politica si rivela dubbia, è “in mancanza di meglio...” [...]
Ho scelto solo un paio da un lungo elenco...
Si può fuggire, cercare delle condizioni migliori in un altro luogo, ma ogni luogo è pervaso dal timor panico della libertà. E la possibilità di fuggire non esiste neanche per tutti. Infatti il primo segno dell'imporsi del terrore è “la progressiva cancellazione del diritto di asilo” – dove ora è minacciata la stessa libertà di movimento delle persone, tra l'altro su base razziale...
L'altro segno è la “deportazione organizzata dei lavoratori” – una buona definizione per il nostro sistema di gestione della forza lavoro non in base a un criterio razionale, ma di profitto, e in aperto spregio dei diritti umani.
E, infine,
Ultima tristezza, nel campo che ha sempre saputo sottrarsi alle pressioni dei regimi arbitrari del passato, nel campo del pensiero che va all'attacco, del pensiero politico, ancora ieri portatore di speranza, si assiste ad uno strano adattamento all'ordine crudele e vano che si va delineando sotto i nostri occhi.
Anche gli intellettuali e gli scrittori sono più interessati a comprendere i meccanismi del terrore per farli propri, magari ribaltandoli su base ideologica, piuttosto che per disinnescarli.
Ma ci sarà qualcuno, qualche dente che trattiene la
lama impedendole di falciare
quello che resta dell'umanità, e sarà:
Non un partito, ma forse dei partigiani di un genere nuovo che abbandonassero i modi classici dell'agitazione per dei gesti di perturbazione altamente esemplari.
Se il fascismo ha accelerato “lo sviluppo dell'elefantiasi morale e materiale che affligge le potenti [allora] istituzioni di “sinistra” nella quali la voce della massa si perde con la stessa facilità di quella degli individui”, la nuova guerriglia di pensiero dovrebbe avere lo scopo di soppiantare l'iniziativa delle gerarchie politiche.
Strappando ai partiti il monopolio del pensiero sociale e riducendoli al ruolo di meri esecutori prima o poi si potrà, sosteneva Henein, superare il blocco che le forze di governo come di opposizione impongono alla vita politica. E si potrà anche sciogliere il più insidioso e profondo blocco costituito dalla noia e dall'orrore della libertà, dal conformismo e dal terrore, che prima ancora di essere propagandati dalle istituzioni, hanno una inquietante origine nei singoli individui.
Si può sperarlo ancora?
CRC
Georges Henain Prestigio del terrore, Edizioni Colibrì - I libri dell'Oroboro, 2005
29 Giugno, 2008 16:33
CULTURA MURALE 5
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Amburgo, 2008. Palo di un semaforo.
Cercando sul Grande Fratello Google ho trovato il sito del collettivo antifascista che produce questi adesivi. Volendo si possono ordinare QUI.
06 Giugno, 2008 21:25
CULTURA MURALE 4
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AIUTA I POLIZIOTTI:
TORTURATI DA SOLO
Genova, zona via polleri, scritta su un pannello dell'elettricità.
04 Giugno, 2008 14:25
CULTURA MURALE 3
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03 Giugno, 2008 16:28
Costi sociali della propaganda-Ici
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Anna mi ha suggerito un articolo di Repubblica che illustra su che generi di servizi va a incidere il taglio berlusconiano dell'imposta Ici.
Riporto qualche link di “opposizione parlamentare”:
-
Taglio Ici, un salasso per i Comuni, Roma la più colpita: -352 milioni, Repubblica 16 maggio 2008
-
Donne, ambiente e disoccupati, Ici e Alitalia si mangiano i fondi , Repubblica 29 maggio 2008
-
Dopo i tagli, le proteste , Sole 24 ore 30 maggio
Da una ricognizione superficiale nella rete non sembra esserci un grande interesse per la questione in ambienti antagonisti un po' più radicali... Lieto di essere smentito.
Come ho scritto in un post precedente, il mio punto di vista è che i soldi risparmiati dall'Ici (i miei per primi, e anche solo i miei) debbano essere utilizzati a favore della comunità, attraverso qualche iniziativa. Per ora non abbiamo buone idee - ripeto: ogni genere di proposta è gradita.
Bye, CRC





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