Il libro delle facce

Posted: January 6th, 2009 | Author: | Filed under: L'empire des lumières | 1 Comment »

Avevo già analizzato qui il delirio collettivo che pervade la rete, la cosiddetta "blogosfera", il cosiddetto "web 2.0". Termini che odio. La rete per me dovrebbe essere ancora quella di dieci anni fa, una gigastesca distesa dove esprimere sè stessi e le proprie idee, in libertà. Dove le poche isole controllate da questa o quella corporation sono ausili per il navigante, e non costrizioni, e se uno le vuole evitare, è libero di farlo. Ricordo i motori di ricerca arcaici, dove era un’impresa trovar qualcosa, ma, giunti sulla pagina desiderata, sembrava di aver scovato chissà quale tesoro.
Ricordo l’avvento di Google, con le ricerche che diventavano sempre più facili, con le pagine cercate che arrivavano senza più fatica. Qualche anno dopo, ci siamo resi conto che, forse, quel gigante con la G non era poi così diverso dalle corporation di cui avevamo imparato a diffidare. Nell’era dell’informazione, le informazioni sono diventate oro, e chi le possiede può esercitare un potere pressochè sconfinato. Brin e Page avevano elaborato una macchina ingegnosa, che, nel giro di qualche anno, lavorando con fatica, era riuscita a raccogliere un numero di informazioni tale da rendere straricchi loro e i loro inserzionisti.
Ora, questa forma di capitalismo, sebbene, all’epoca innovativa, rielabora i canoni di sempre: qualcuno ha un’idea, fatica per metterla in piedi, corre il rischio di fallire più volte, e alla fine incassa i milioni, stando attento che un altro pescecane non gli faccia la festa.
Ma le meraviglie del web formato 2.0 hanno superato questo vetusto e dispendioso modello. All’alba del 2009, chi ancora fatica per avere successo (anche se sulle spalle altrui) spreca energie.
Create allora un portale, messo lì, ufficialmente, per ritrovare i vostri amici perduti di vista dal liceo. Date la possibilità a chiunque di iscriversi, creare reti di socialità, mettere dentro foto e qualsiasi informazione su sè stessi, aggiungete un accordo di licenza al limite del ridicolo (ma tanto chi li legge?) e mettetevi comodi nella vostra villa di San Josè o di chissà dove ad aspettare, tra Martini e piscine. Miracoli del web, le informazioni fluiscono da sole! In milioni, a inserire tutto ciò che hanno da dire di sè, la lista di tutti i loro amici, cosa piace loro, cosa gli fa schifo, chi ucciderebbero, non importa se zingari, ebrei o chicchessia… in un decimo del tempo impiegato da Google, ecco avere tutte le informazioni necessarie per bersagliare questi produttivi utenti di pubblicità. Con un vantaggio in più: le informazioni sono già ritagliate a misura sull’utente, e non sono più necessarie quelle tecniche di data mining e marketing con cui gli informatici si masturbano il cervello. Ma c’è di più. Il delirio non poteva finire qui. Ecco gli utenti stessi che iniziano a fare pubblicità, gratuitamente, e apparentemente senza nessuna ragione se non alimentare questo gioco perverso. Ecco il tuo miglior amico che ti informa di essere diventato fan di una bibita dalla lattina rossa, ed ecco che anche tu lo diventi, perchè ti piace da impazzire, e l’informazione si propaga per tutta la rete di amici. Pubblicità gratuita, e mirata al target giusto. Per una sit-com, o qualunque altra cagata, è un attimo diventare popolari.
Non finisce ancora qui. Giochini più o meno stupidi iniziano a spuntare, che un utente può inserire nella sua pagina. La gente ci perde le giornate. Quello che non sanno, è che quei giochini possono ottenere all’instante tutte le informazioni che loro, più o meno inconsapevolmente, hanno "regalato" al social network. E usarle per chissà quali fini, senza neanche pagare un obolo a quei filantropi che hanno creato questa sorta di summa dell’umanità intera. Informazioni, magari anche molto private (ma perchè le pubblicate??) che diventano di dominio pubblico, ottenibili da chiunque, non solo dagli "amici". Già, gli amici.
Gli amici meritano un discorso a parte. Mi considero una persona abbastanza socievole, ma, a contarli a uno a uno, fatico ad arrivare a 30 amici… e qui c’è gente che ne ha centinaia… è cambiato il significato di amicizia? Beh, il gioco perverso sta anche in questo. Più il network spinge a fare amicizia, più le informazioni utili per chi lo controlla si propagheranno, e raggiungeranno un pubblico più vasto. Non destinatari casuali, come nel caso dello spam (dilettanti!), ma un uditorio rigorosamente selezionato per provenienza, livello culturale ed età. E poco importa se quello che ti ha appena chiesto amicizia non ti saluta nemmeno quando ti vede ed è anche fascista, avere più amici ti rende più popolare…
La creatura cresce ad ogni minuto, e non è controllabile. Se tu hai un po’ di pudore e non pubblichi quella foto di te ubriaco e vestito da suora, qualche tuo amico lo farà di certo, e ci appiccicherà il tuo nome. E resterà lì per sempre. E tu, meschino, non avrai neanche il copyright su di essa. Magari, tra 4 o 5 anni, la useranno come immagine per la campagna pubblicitaria di qualche azienda che non sopporti. Questo è Facebook, amico.
Purtroppo, a stare lontani da questi meccanismi sono sempre meno persone, e farsi fagocitare è sempre più semplice. Noi, per ora, resistiamo.
 
g.
 
L’immagine è stata presa da qui

One Comment on “Il libro delle facce”

  1. 1 marcos said at 11:44 on February 9th, 2009:

    ottima riflessione che sottoscrivo in pieno. un altro aspetto importante è che i “giochini stupidi” che hai menzionato sono perfettamente funzionali ad un sistema che a livello generale continua a rincoglionire la gente per distruggerne le potenziali capacità critiche. ma questa è una vecchia storia


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